I 7 insegnamenti del “Canto di Natale” di Charles Dickens

“Il Canto di Natale” di Charles Dickens, romanzo breve del 1843, è uno dei racconti più famosi al mondo, riadattato in ogni forma e con ogni mezzo possibile.

Dunque, è lecito domandarsi: perché è così famoso e amato? Ma soprattutto, è ancora attuale nonostante i suoi 176 anni di età?

Dopotutto affronta temi scottanti per l’Inghilterra ottocentesca: la fame, il consumismo, l’avarizia, la povertà, l’ignoranza… Vi suona familiare?

Questo romanzo parla dell’importanza di trascorrere il Natale in compagnia delle persone amate, ricordandoci che al mondo c’è anche chi è meno fortunato, ma non solo.

Perciò, se temevo che leggere il racconto originale potesse risultarmi banale, ripetitivo e obsoleto, posso affermare convintamente che mi sbagliavo.

Il “Canto di Natale” è l’essenza stessa del Natale.

Non solo perché ha largamente contribuito a definire le moderne tradizioni natalizie, ma perché ne rimarca il vero significato in modo magistrale e senza tempo.

Non mi dilungherò eccessivamente nel raccontare la trama che tutti ormai conosciamo a memoria, ma penso sia giusto riassumerla brevemente prima di approcciare il racconto con un’analisi più approfondita.

(Sul portale LiberLiber.it, biblioteca digitale completamente gratuita, potete leggere per intero “Il Canto di Natale” di Charles Dickens.)

Ebenezer Scrooge, arcigno e avaro, odia il Natale e tutto ciò che rappresenta, allontana e maltratta chiunque gli si avvicini, soprattutto il suo impiegato, Bob Cratchit, e l’affettuoso nipote Fred, suo unico parente.

La sera della Vigilia di Natale gli fa visita il fantasma del suo defunto socio in affari, Jacob Marley, carico di pesanti catene, che rappresentano la sua pena eterna per essere stato, in vita, come Scrooge stesso. Dopodiché gli predice la visita di tre fantasmi: essi sono gli spiriti del Natale passato, presente e futuro, e accompagneranno Scrooge in un viaggio che gli aprirà gli occhi sulla propria condotta, svelandogli profonde verità sul mondo e sul significato del Natale.

Una volta risvegliato da questo viaggio onirico, Scrooge cambierà per sempre la sua condotta e la sua stessa vita, diventando portatore del vero spirito del Natale.

I 7 insegnamenti del “Canto di Natale” di Charles Dickens

Il valore di quest’opera è inestimabile, dopo molti anni dalla sua pubblicazione ha ancora tanto da insegnarci, sul Natale e non solo.

  1. Il vero significato del Natale.
    Il messaggio principale, nonché il più lampante, è certamente il vero significato del Natale: un sentimento di pace, gioia, fratellanza e calore umano che va portato nel cuore ogni giorno e non solo in questo periodo di festa.
  2. Il valore della famiglia.
    L’importanza della famiglia e del concetto di casa come luogo (fisico o spirituale) di amore e accoglienza è, senza dubbio, un altro pilastro di questo racconto. Vediamo Scrooge respingere malamente i tentativi del nipote, unico figlio dell’amata sorella Fanny, salvo poi accorgersi di quanto sia l’amore, sopra il denaro, a renderci ricchi. Lo capisce osservando la famiglia del suo impiegato Bob: hanno molto poco con cui riempirsi la pancia, eppure così tanta gioia e affetto a riempire i loro cuori.
  3. La ricchezza interiore.
    Strettamente connesso al punto precedente, troviamo il concetto di “ricchezza dello spirito”: l’avarizia di Scrooge è senza pari, si chiede perché dovrebbe privarsi dei suoi beni materiali a favore dei più poveri, che per lui sono solo scocciature e fannulloni che sono causa della loro stessa condizione. Si accorgerà poi che tutto l’oro del mondo non rende ricca la tua anima e pieno il tuo cuore.
  4. Le emozioni sono una forma di debolezza?
    “Stupidaggini” è la risposta di Scrooge a tutto ciò che non comprende: affetto, calore, gioia. Tutto ciò che riguarda le emozioni umane, per lui, rappresenta una debolezza imperdonabile. Crede che, costruendo un muro intorno a sé stesso, si priverà di tutte quelle fragilità umane. Rivivendo, però, quelle stesse passioni, osservando la sorella tanto amata, sé stesso da giovane colmo di sogni e speranze, i suoi vecchi amici e un amore perduto, si renderà conto che dietro quel muro era più fragile che mai, spezzato e ferito, schiacciato dal peso di un’avidità e di un desiderio di successo che non lasciava spazio a ciò che davvero conta nella vita.
  5. La dualità tra forza e fragilità.
    La dualità tra fragilità e forza è perfettamente rappresentata da “Tiny Tim”, il figlio più piccolo di Bob Cratchit, disabile e affaticato dagli stenti della famiglia, non manca mai di dire una buona parola e sorride nelle avversità. Non è un caso che sia la visione della sua morte, dovuta alle condizioni estreme della famiglia, a far fremere il cuore di Scrooge. Si rende conto, per la prima volta, di avere il potere di fare del bene e di cambiare le sorti del piccolo Tim e di tanti altri bambini come lui, privandosi di qualcosa di materiale per ricevere in cambio un legame che lo renderà il più felice fra gli uomini.
  6. Critica alla società.
    Non manca, nel racconto, una forte critica alla società di allora, che risulta attuale ancora oggi. Lo “Spirito del Natale Presente “è il focolare che riscalda ricchi e poveri, è il simbolo dell’abbondanza e della gioia, ma sotto le sue vesti si nascondono due mostri spaventosi: sono i “figli dell’uomo”, Miseria e Ignoranza, che vengono celati da una cortina di luci e banchetti, dimenticati ogni giorno dell’anno, Natale compreso.
  7. Cambiamento e Rinascita.
    Questo è un romanzo che, più di ogni altra cosa, parla di cambiamento e rinascita. Guardando negli occhi il passato, il presente e il futuro egli non teme più la morte: cosa può la morte contro chi ha vissuto facendo del bene? La vita è fragile, effimera: basta un nonnulla per spezzarla, così come basta un piccolo gesto per colmarla di valore, rendendola degna di esser vissuta. Il suo non è un cambiamento temporaneo, questa consapevolezza lo colpisce così a fondo da cambiarlo per il resto della sua vita.

O fredda, fredda, rigida, temibile morte, allestisci qui il tuo altare, e addobbalo con tutti i terrori di cui disponi: perché questo è il tuo reame! Ma all’amato, riverito e onorato capo non potrai torcere un capello per i tuoi paurosi scopi, o rendere odioso uno solo dei suoi tratti. Non conta che la mano sia pesante e cadrà quando la si lasci; non che il cuore e il pulsare del sangue siano immobili; ma che la mano fosse aperta, generosa e sincera; il cuore saldo, caloroso e tenero; e il pulsare quello di un uomo. Colpisci, ombra, colpisci! E vedrai le sue buone azioni sgorgare dalla ferita, per disseminare il mondo di vita immortale!

Charles Dickens

In conclusione…

Oggi è il 25 dicembre del 2019 e, a 176 anni dall’uscita del “Canto di Natale”, possiamo ancora affermare con forza che vale la pena leggere, da soli o in famiglia, a adulti e piccini, questo breve ma intenso capolavoro.

Per questo Natale vi auguro di fare pace con il vostro Scrooge interiore e di meditare sulle sue parole, facendole vostre:

Onorerò il Natale nel mio cuore, e cercherò di conservarmi in questo stato d’animo per tutto l’anno. Vivrò nel passato, nel presente e nel futuro e i tre spiriti saranno sempre presenti in me.

Charles Dickens

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