Intelligenza: si può davvero misurare?

Vi è mai capitato di sentire qualcuno vantarsi della propria intelligenza o del proprio “Quoziente Intellettivo”? Di sentir dire: “è intelligente ma non si applica”? Oppure “è intelligente, infatti va bene a scuola”? Vi siete mai sentiti in difetto perché una materia scolastica proprio non vi andava giù?

È probabile che nel corso della vostra vita vi siate imbattuti, in un modo o nell’altro, in affermazioni simili.

Viene dunque da interrogarsi su cosa sia l’intelligenza e se, appunto, possa essere misurata.

Fu questo quesito a motivare Simon e Binet nella stesura di un metodo per quantificare l’intelligenza umana, la “Scala Binet-Simon”, nella quale affondano le radici tutti i successivi “test del quoziente intellettivo” (Q.I.).

Nel tempo sono stati innumerevoli gli studiosi che hanno criticato questo metodo, che da subito risultò insufficiente per un’analisi approfondita della persona, considerando il fatto che ignorava numerose variabili (ad esempio il background culturale).

La critica più aspra e importante fu quella di Howard Gardner, ricercatore ad Harvard, nel 1983.

Egli, infatti, grazie all’osservazione di diversi bambini, arrivò a sostenere che non esistesse una sola intelligenza, bensì più di una (per l’esattezza nove) e che ciascun individuo le sviluppasse in maniera differente.

La Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner

Gardner sosteneva che le tipologie d’intelligenza umana fossero nove e che, all’epoca, ci si concentrasse unicamente su due di esse, misurate nei test sul Q.I.: l’intelligenza linguistico-verbale e quella logico-matematica.

Le intelligenze individuate da Gardner sono:

  1. Intelligenza linguistico-verbale: capacità di apprendere e utilizzare il linguaggio (a livello verbale e scritto).
  2. Intelligenza logico-matematica: capacità di problem-solving grazie al pensiero logico e deduttivo e di esecuzione di operazioni logiche e matematiche.
  3. Intelligenza musicale: capacità di comporre e riconoscere brani musicali, toni e ritmi.
  4. Intelligenza corporeo-cinestetica: grande abilità nella gestione del proprio corpo e del proprio equilibrio, caratterizza atleti, ballerini, artigiani…
  5. Intelligenza spaziale: capacità di riconoscere e utilizzare lo spazio (ad esempio orientandosi in modo funzionale).
  6. Intelligenza interpersonale: capacità di capire le intenzioni, le motivazioni, i desideri e gli stati emotivi delle altre persone.
  7. Intelligenza intrapersonale: capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, intenzioni, motivazioni e desideri.
  8. Intelligenza naturalistica: sensibilità alla natura e al mondo che ci circonda.
  9. Intelligenza esistenziale: tendenza a interrogarsi sulle questioni etiche ed esistenziali.

Ognuno di noi sviluppa le diverse intelligenze in modo e misura differente e le combina nella quotidianità per risolvere efficacemente i problemi.

Questa teoria è stata ripresa da svariati studiosi, i quali hanno individuato di volta in volta diversi numeri e tipologie di intelligenza. In ogni caso, risulta chiaro che volere quantificare l’intelligenza di una persona sia quanto meno ingenuo, ma soprattutto dannoso: un bambino che fatica ad apprendere nozioni di matematica non è stupido, semplicemente avrà altre doti.

Nonostante siano passati parecchi anni, nella nostra cultura e nel nostro sistema scolastico si tende ancora a privilegiare molto le prime due intelligenze, dando poco peso alle altre, considerate secondarie.

In particolar modo si parla ancora poco di intelligenza emotiva (quella interpersonale e intrapersonale), seppur giochi un ruolo fondamentale nel benessere e nella vita di tutti noi.

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