Ansia nella comunità LGBT+

La comunità LGBT+ ha sempre affrontato una vasta gamma di discriminazioni, alcune delle quali più evidenti, come il bullismo o atti di violenza, altre molto più sottili, come l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria. La combinazione di discriminazione con le questioni intrinseche ed emotive che devono affrontare, crea le basi per livelli preoccupanti di ansia nella comunità LGBT+.

Statistiche sull’ansia nella comunità LGBT+.

Secondo lo studio di Stonewall “LGBT in Britain – Health Report”, nel Regno Unito, i dati sulla salute mentale nella comunità LGBT+ sono allarmanti.

Nell’ultimo anno, il 52% delle persone LGBT+ ha sofferto di depressione e il 13% delle persone di età compresa tra i 18-24 anni ha cercato di uccidersi.

Il 5% delle persone LGBT+ è stato costretto ad accedere a “servizi specializzati” con l’obiettivo di cambiare il proprio orientamento sessuale e il 14% ha evitato di usufruire dell’assistenza sanitaria perché temeva discriminazioni.

Il 12% delle persone LGBT+ ha riferito di aver avuto un disturbo alimentare nell’ultimo anno, e circa il 40% della comunità LGBT+ si è sentito “disgustato” dalla propria immagine corporea.

Il 61% delle persone LGBT+ ha sofferto di ansia durante l’anno scorso. Questa stima deriva da una media del 58% negli omosessuali e del 70% nei transessuali.

Le stime aumentano bruscamente nelle persone che hanno subito bullismo o molestie a causa della loro sessualità o identità di genere.

Perché vi sto fornendo i dati relativi al Regno Unito? Perché non ci sono stati studi significativi condotti in Italia, il che, a mio avviso, è un problema.

SAD (Disturbo d’ansia sociale)

Il Disturbo d’Ansia Sociale ha un impatto maggiore sulla comunità LGBT+ che sugli individui eterosessuali e cisgender. A causa dell’ambiente culturale e sociale in cui crescono, che spesso li costringe ad affrontare pregiudizi o addirittura abusi fisici, psicologici e verbali.

Inoltre, i membri della comunità LGBT+ hanno molti meno modelli positivi di sane relazioni sociali e amorose.

Il disturbo d’ansia sociale tende a manifestarsi durante l’adolescenza, periodo in cui si sviluppa l’identità di una persona. Infatti, gli adolescenti interiorizzano i messaggi negativi provenienti dall’esterno e finiscono per identificarvisi.

Cause di ansia nella comunità LGBT+.

Quali sono le cause di questi dati statistici in relazione all’ansia nella comunità LGBT+?

Non c’è dubbio che fattori esterni come la discriminazione, il bullismo e la violenza siano le cause principali, ma non sono le uniche.

Anche l’omofobia interiorizzata, l’odio di sé e altre forme di insicurezza sono alla radice dell’ansia in questa comunità.

Il coming-out

Il coming-out può essere un’enorme fonte di ansia.

Se alcuni individui vivono quel momento della loro vita come liberatorio ed emozionante, per molti altri è molto doloroso e angosciante.

La cosa peggiore è che il coming out non è qualcosa con cui hai a che fare solo una volta nella tua vita, ma più e più volte, con una vasta gamma di persone che probabilmente avranno reazioni molto diverse.

La paura di essere rifiutati e il dolore, nel caso accada davvero, sono cause principali e ben note d’ansia per le persone LGBT+.

Discriminazione all’interno della comunità stessa

Alcuni membri della comunità LGBT+, in particolare transessuali e bisessuali, subiscono discriminazioni anche nella propria comunità, che possono minare il senso di sicurezza e di appartenenza, aumentando le possibilità di sviluppare un disturbo d’ansia o depressione.

HIV e farmaci

Le persone con HIV hanno maggiori probabilità di affrontare disturbi d’ansia, poiché la loro condizione è ancora fortemente stigmatizzata. Anche le relazioni, sia affettive che sessuali, possono diventare fonte di stress.

Discriminazioni in ambito sanitario

È estremamente triste apprendere che ben il 25% delle persone LGBT+ ha ricevuto domande inappropriate da parte degli operatori sanitari.

La stessa percentuale di persone ha subito osservazioni discriminatorie o atti discriminatori da parte degli operatori sanitari.

Il 5% della comunità LGBT+ è stato addirittura costretto a “farsi curare” per cambiare la propria sessualità o identità di genere.

I professionisti della salute mentale non devono ignorare i problemi della comunità LGBT+, né possono comportarsi in modo discriminatorio, in quanto minerebbero totalmente l’efficacia delle cure.

Per quanto possa essere difficile chiedere aiuto, contattare uno specialista può essere la soluzione migliore.

Una persona competente può aiutarvi ad affrontare questioni importanti come:

– Accettazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere

– Ansia legata al coming-out

– Paura e gestione delle reazioni delle persone

– Emozioni e paure legate alla transizione

– Bassa autostima

– Ostilità

– Trauma emotivo legato al bullismo e alla discriminazione

– Ansia sociale

Non è sempre facile trovare il giusto specialista a cui rivolgersi, quindi è importante scegliere qualcuno che lavori apertamente su questioni relative alla comunità LGBT+, anche se si spera che questa distinzione diventi presto superflua.

L’ansia è un sentimento che colpisce tutti, più o meno fortemente, ma purtroppo sembra essere un problema anche peggiore nella comunità LGBT+.

Se vi riconoscete in queste parole, se sentite il bisogno di parlare con qualcuno o anche solo avete dubbi o domande al riguardo, non esitate a mettervi in contatto con me.