I sì e i no che aiutano a crescere

Crescere dei bambini significa prepararli alla vita adulta, senza però privarli delle meraviglie dell’infanzia: questo equilibrio non è certo semplice da perseguire e si costituisce di un intreccio complesso di due parole: sì e no.

I nostri piccoli affrontano una parte complessa e faticosa della vita: ogni giorno apprendono qualcosa di nuovo e devono affrontare ancora e ancora un processo di assimilazione e adattamento. È un percorso impegnativo e faticoso, talvolta anche frustrante.

Quando scegliamo se dire “sì” oppure “no” dovremmo sempre porci come obiettivo finale i bisogni, il benessere e il futuro dei nostri figli. Ma è sempre così? Spesso, in questo processo decisionale, si infiltrano i nostri bisogni, i nostri desideri per il loro futuro.

Qual è il nostro obiettivo?

Ogni nostra azione in quanto genitori dovrebbe avere come fine ultimo la crescita sana del bambino sotto tre aspetti principali:

  • Autostima
  • Autonomia
  • Rispetto di sé e degli altri (vivere nella comunità)

Come trovare dunque l’equilibrio necessario tra queste tre sfere? Come far sentire il bambino al contempo compreso e contenuto, aiutandolo a sviluppare sia autostima e autonomia che la capacità di vivere in una società con delle regole e una struttura precisa?

I sì e i no che aiutano a crescere

Esistono una miriade di studi, articoli e libri sull’importanza del “no”, che viene visto come fondamentale e forse più difficile da pronunciare.

Tuttavia, a mio avviso, non è sufficiente parlare solo di quest’ultimo. Entrambe le parole sono fondamentali nella stessa misura, il focus dovrebbe essere, infatti, l’equilibrio tra le due.

È necessario fornire ai bambini sia un senso di accoglienza e comprensione, sia autorevolezza e regole che li “contengano”.

Quando diciamo “no” è fondamentale farlo in modo fermo ma comprensivo, prendendosi il giusto tempo per giustificarlo argomentandolo.

Quando diciamo “sì” è come se offrissimo ai nostri bambini una possibilità di esplorazione, mettendo da parte la nostra apprensione, dandogli modo di esprimere le proprie potenzialità, la propria creatività.

È tramite l’equilibrio tra questi due concetti che il genitore diventa una guida salda e rassicurante per i propri figli.

In entrambi casi è importante poi accogliere la reazione emotiva del bambino senza giudicarla, ma riconoscendola come valida e legittima, mostrandogli empatia.

Se il bambino, dopo essersi sentito rispondere negativamente a una richiesta, urla o piange, invece di sgridarlo, possiamo fargli sapere che capiamo la sua frustrazione, la sua rabbia o tristezza, spiegandogli il perché sia stato necessario rispondere no e dicendogli che questa sensazione negativa passerà. In questo modo stiamo insegnando a nostro figlio a sostenere le piccole frustrazioni quotidiane che sempre incontrerà nel corso della sua vita.

Un ultimo consiglio spassionato: quando i genitori presenti sono due è sempre bene confrontarsi e accordarsi sulla linea da seguire. Se si dice sì o no, entrambi devono essere d’accordo in modo da non inviare messaggi fuorvianti al bambino, rischiando di confonderlo.

Se sentite la necessità di un supporto specializzato e di un sostegno alla genitorialità contattatemi per una chiamata introduttiva.